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Ricordate gli anni 80 e 90? Ecco, pensate oggi ad una possibile vita senza internet. C’è chi come noi ha passato metà vita senza e metà con. Ci chiediamo mai quale preferiamo?

Articolo non adatto alla generazione Z (nati dal 2000 in poi)

 

A chi non capita ogni tanto di tornare con la mente al passato, a quando la parola internet era praticamente inesistente, quando per esempio dovevamo dire a nostra madre di stare calma se facevamo una telefonata da casa, che sarebbe stata urbana, e che non sarebbe durata più di 5 minuti? E 5 minuti erano pure troppi, alle volte. Oppure di quando dovevamo fare una ricerca e ci servivano informazioni su un paese, su una pianta o un fenomeno astronomico e ricorrevamo alla cara vecchia enciclopedia, sulla quale i genitori avevano investito tra l’altro parecchie lire in cambio di una nostra degna formazione culturale?

Ricordi come questo riaffiorano alla mente di chi ogni tanto si perde a ragionare su come si faceva tutto prima dell’arrivo di internet, degli smartphone e dei canali social.

Ecco ora è il 2018. Siamo arrivati al 2018 gente, e credo che in molti come noi non se ne siano ancora bene resi conto. Perché questa acuta riflessione? Perché sotto il punto di vista dei cambiamenti sociologici per tantissimi quest’era è arrivata veloce come un fulmine.

Chi si è ritrovato nella generazione a cavallo dell’avvento di internet ha potuto per forza di cose fare i dovuti conti tra il vivere “alla vecchia maniera” e adattarsi alle nuove tecniche di comunicazione. Ma che impatto ha avuto realmente tutto ciò sulla nostra vita? Lasciando stare i soliti luoghi comuni che di tanto in tanto ci ricordano quanto tutto sia cambiato e quanto sia necessario e utile il mondo che il web ci ha regalato, non possiamo tralasciare il fatto che l’era digitale abbia modificato profondamente le nostre abitudini, in bene e in male.

Ci viene dunque naturale fare dei confronti, magari per caso durante una cena tra amici, riprendendo l’amico di turno con il volto chino e illuminato di blu dal suo telefono, oppure da soli la sera, quando alla tv o al libro preferiamo sempre più spesso il tablet alla ostinata ricerca di una nuova avvincente serie tv, o scorrendo i tweet più popolari, convincendoci di ingannare il tempo in maniera colta o creativa. È impossibile ignorare il fatto che tutto ciò che facevamo di consuetudine, si è improvvisamente modificato senza possibilità di scelta, perché, parliamoci chiaro, un po’ siamo stati costretti.

Le differenze più sostanziali riguardano ovviamente il modo di comunicare con gli altri. E su questo argomento trito e ritrito possiamo leggerne ovunque pro e contro. Ma di fatto, praticamente insomma, quali sono le cose che sono state rivoluzionate nella routine di tutti i giorni?

 

Nostalgia canaglia
Al Bano e Romina Power, copertina del singolo tratto dall’album Sempre sempre,1987, WEA Italiana

 

1. Abbiamo già accennato all’esistenza del telefono fisso e al dover avvertire in casa se dovevamo ricevere o fare una telefonata. I telefoni cellulari e gli smartphone hanno rivoluzionato l’esistenza di questo oggetto storico. Il che ci porta direttamente a pensare al concetto di indipendenza vera e propria, che ci porta ad una privacy di gran lunga maggiore e ad una rosa di scelte prettamente personali sui contatti della propria cerchia e su come si decide di gestirli. E va bene, questa è una cosa buona, ma perché allora quando rivediamo per caso un telefono fisso veniamo sorpresi da quel piccolo magone simpatico e dolce, tipico di chi ricorda qualcosa di bello? Riguarda l’oggetto in sé o tutto quello che rappresentava? Ovviamente più la seconda, perché era tutto il giro di fatiche e abitudini scontate che c’era dietro a quelle cornette che forse ci manca, alle quali sono legate momenti indimenticabili e aneddoti unici ma comuni a tutti e a tutte le età. Sigh.

 

 

2. Le enciclopedie. Anche queste accennate all’inizio dell’articolo, le care e vecchie enciclopedie rappresentano per tantissimi un ricordo indelebile. E anche qui non è il caso di soffermarci sul prodotto, ma su quello che rappresentava. Ciò che facciamo oggi è molto pratico, veloce e per gran parte delle volte efficiente: abbiamo un dubbio, c’è internet! Avviamo Google dal pc o dallo smartphone, scriviamo una parola o una domanda vaga e abbiamo tutte le risposte che vogliamo. Anzi di più, anzi troppe, perché ci confondono. Ok, anche questa è una cosa buona. Le ricerche sono importanti e servono a tutti. Però c’è una buona parte di noi che brama il periodo in cui ricorreva a quei pesanti e ingombranti volumi che elargivano risposte imponenti e fidate, che illuminavano improvvisamente le menti e facevano esclamare un fragoroso Ooohh! Non Vogliamo dire che non si usano più o che non si ricorra ai libri per approfondire un argomento o studiarne tutti gli aspetti, assolutamente. È che il modo di fare ricerche è indiscutibilmente cambiato, e questo nuovo metodo non è sempre il migliore, il più giusto, e il più adeguato, non almeno per tutte le fasi della crescita e non per tutti i settori. Chiaramente è una materia che andrebbe sviluppata più approfonditamente, ma qui ci teniamo a dire soltanto che le differenze sono evidenti e semplicemente aleggia una malinconia per quella metà dell’esistenza passata a sfogliare pagine e pagine prima di ottenere risultati che facessero al caso nostro. Sigh Sigh.

 

enciclopedia

 

3. Se viaggiavamo, ci spedivamo le cartoline. Le cartoline signori, quei fantastici cartoncini che vendevano nei negozi di souvenir e anche ai tabacchi, e che si vendono ancora, per carità. Ma in pochi le comprano oggi, e ancora meno le spediscono. La pratica era la seguente: si faceva una lista di persone alle quali non potevi non inviarla (alcuni la pretendevano proprio), e tu saggiamente annotavi tutti gli indirizzi prima della partenza. Ah, e c’erano anche quelle che compravi per te, come ricordo. Una volta in viaggio dieci minuti almeno erano dedicati obbligatoriamente alla scelta delle foto, personalizzata per ognuno dei destinatari. Genitori, parenti e amici non tanto amici si beccavano sempre la piazza del duomo, la fontana più famosa, il parco romantico e suggestivo. I veri compagni di vita invece trovavano nelle loro cassette della posta le immagini più selvagge, alle volte sconce e anche hard, o che comunque non c’entravano un bel niente con il posto dal quale venivano mandate (vedi amico super simpatico che godeva all’idea di farti vergognare davanti ai genitori).

Dietro c’era lo spazio necessario per un saluto sintetico: “Qui è tutto stupendo” e “Quando torno ti racconto tutto” erano nella top five. Francobollo, cassetta della posta che quando ci infilavi lettere e simili ti saliva sempre l’insicurezza devastante, e vai di soddisfazione. Insomma, le cartoline ce le abbiamo nel cuore, tutti quanti. Love. 

 

cartoline

 

4. Arriviamo ad un punto cruciale: l’amore ai tempi del canale (social). In giro si dice di tutto, che la vita senza internet era molto meglio, che non esistono più i rapporti di una volta, che il web ha aperto frontiere infinite e pericolose, che ci si ama meno e si tradisce di più, e via così. Non possiamo essere tutti d’accordo o dissentire su tutto quello che internet ha modificato nei rapporti sociali e amorosi, è abbastanza chiaro che le cose sono diverse da come lo erano vent’anni fa, e da un lato è giusto e naturale che le cose prendano forme nuove. Noi qui stiamo soltanto ripensando a com’era prima, il che non vuol dire che oggi sia peggio. Siamo solo un po’ nostalgici quando ci mettiamo a ricordare i momenti lunghissimi passati sui tram o sugli autobus quando non c’erano gli smartphone, quando le teste rimanevano dritte e ci innamoravamo di qualcuno ad ogni fermata e ad ogni tratta urbana. Quegli sguardi veloci ma intensi, che tra uno e l’altro ci eravamo immaginati già il carattere di quell’ignaro sconosciuto/a che credevamo avremmo incontrato per tutti i giorni a venire, ma che invece quella si sarebbe poi rivelata l’unica tristissima volta. Ci ricordiamo delle attese sotto i portoni sulle selle dei motorini, senza inviare messaggi che dicevano “Sto arrivando” o “Muovitiiii”. Avevamo più pazienza. Anzi, avevamo pazienza e basta. I baci ce li davamo solamente e non venivano inviati con un disegnino, e quando ci piaceva una persona il quartiere di casa sua diventava appostamento fisso degno di uno stalker che si rispetti. Tante cose non venivano mai dette, c’era molto più spazio lasciato all’immaginazione e tutto aveva un sapore magico e magari a volte sopravvalutato. Ma era semplice. Possiamo dirlo? Era tutto più semplice, o almeno così ci sembra adesso ripensandoci.

5. Le videocassette. Qui non c’è bisogno di dire altro. Ci basta nominarle per provare brividini e libidine.
Non possiamo elencare qui tutte le cose che facevamo prima di internet e che oggi facciamo in modo diverso, potremmo non finirla più e nessuno qui vuole invecchiare leggendo questo articolo. Ma vi basti pensare che questi sono dei piccoli spunti per riflettere su come certe abitudini siano state modificate, e su come ciò ci abbia resi nel tempo: migliori o peggiori? Ci piacevamo di più dieci anni fa? Cosa vorremmo fare ancora che oggi non si usa fare più? Siamo più pigri o semplicemente assecondiamo il flusso delle cose? O forse fino a un certo punto abbiamo combattuto cercando di tenere in vita alcune vecchie abitudini e poi ci abbiamo rinunciato? Quelo ci dedicherebbe sicuramente una puntata. Magari. 

 

Quelo
L’attore e comico Corrado Guzzanti interpreta il santone Quelo, nel programma televisivo di intrattenimento Pippo Chennedy Show, andato in onda nel 1997 su Rai 2 dal Centro di produzione Rai di Napoli e ideato da Serena Dandini.