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Non è più sufficiente comunicare e informare, con lo storytelling la parola d’ordine è emozionare

 

Mai come oggi i brand si stanno dando da fare per diventare dei bravi narratori.
Lo storytelling, infatti, è la nuova frontiera del marketing:

Il marketing non è più una questione di cosa sai produrre, ma di che storie sai raccontare dice Seth Godin, tra i più autorevoli pensatori nell’attuale panorama del management.

Ed è vero, non basta più comunicare, dare informazioni e coinvolgere, è necessario raccontare l’azienda e i suoi prodotti attraverso delle storie. Perché? La risposta è semplice: l’uomo ama le storie dalla notte dei tempi. Da sempre, tutti noi sentiamo la necessità di raccontare ciò che viviamo, di dare forma al nostro mondo e ai nostri pensieri attraverso la fotografia, il cinema, la musica e la scrittura.

Quando ci viene narrato qualcosa, tramite immagini o parole, si mettono in moto alcuni processi come l’immedesimazione e l’empatia che si traducono poi in emozioni. Quante volte vi siete commossi di fronte a una pubblicità o vi siete riconosciuti nei suoi protagonisti?

Lo storytelling ci aiuta a fare proprio questo, a creare emozioni e a coinvolgere. Per fare cosa vi state domandando? Bè, le risposte sono molteplici: potremmo decidere di fare storytelling per convincere il nostro pubblico ad acquistare un prodotto oppure perché desideriamo condividere con gli altri i valori e la mission della nostra azienda.

Naturalmente per creare uno storytelling che funzioni è necessario avere chiari alcuni punti: innanzitutto l’identità aziendale, poi lo scenario nel quale operiamo e infine la nostra audience, ovvero le persone alle quali rivolgeremo il nostro racconto. Terminata questa analisi iniziale, è il momento di definire gli ingredienti della storia.

 

Lo schema di Propp per il tuo storytelling aziendale

Vladimir Propp, antropologo e linguista russo, realizzò uno studio sulle origini storiche della fiaba nelle società tribali e da quello studio giunse alla conclusione che ogni racconto si basa sempre sulla stessa struttura. Egli identificò 31 funzioni, note anche come sequenza di Propp, che devono restare inalterate nell’ordine e che compongono lo schema narrativo di ogni storia. Ognuna di queste funzioni rappresenta una determinata situazione all’interno dello svolgimento di una fiaba e, in particolare, fa riferimento ai personaggi e ai relativi ruoli.

 

schema di Propp

 

All’interno dello schema ciò che è importante non è l’identità del personaggio, ma cosa quest’ultimo fa e quali azioni compie.
A proposito di personaggi, Propp ne individua otto categorie tipo:

  • L’eroe: colui che ottiene ciò che desidera dopo aver superato ostacoli e peripezie;
  • L’antagonista: colui che lotta contro l’eroe;
  • Il mandante: il personaggio che dà all’eroe il compito di partire e iniziare una ricerca. Può essere un mandante buono o cattivo;
  • La principessa o il premio: l’eroe deve rendersi degno di lei durante il corso della storia, ma è di solito ostacolato dall’antagonista;
  • Il padre di lei: colui che fornisce all’eroe delle prove da superare per sposare la principessa. Spesso il ruolo della principessa e quello del re sono difficilmente distinguibili;
  • Il donatore: prepara l’eroe o gli fornisce l’oggetto magico;
  • L’aiutante (magico): personaggio oppure oggetto che aiutano l’eroe a superare le peripezie;
  • Il falso eroe: vorrebbe prendere il posto dell’eroe per sottrargli i benefici, ma viene smascherato.

Lo storytelling diviso in atti

Perché funzioni, lo schema narrativo di una storia dev’essere suddiviso in 4 atti:

  1. Equilibrio iniziale (esordio);
  2. Rottura dell’equilibrio iniziale (movente o complicazione);
  3. Peripezie dell’eroe;
  4. Ristabilimento dell’equilibrio (conclusione).

Seguire queste fasi durante la stesura di uno storytelling è fondamentale per provocare in chi lo segue la giusta dose di empatia e di coinvolgimento emotivo. È provato, infatti, che creare una situazione di difficoltà e di pericolo, prima che tutto si risolva nel lieto fine, riesca a suscitare un livello di engagement molto più alto.

 

storytelling

 

Più sarà difficile da superare la rottura, più alta risulterà la soddisfazione nel ristabilimento dell’equilibrio.
Avete presente quando immergete un pallone in acqua e lo schiacciate verso il fondo? Ecco, più a fondo andrà il pallone e più, quando lo lascerete, sarà sensazionale il suo salto verso l’alto.

I grandi brand hanno capito già da un po’ l’importanza di fare storytelling aziendale perché questo permette loro di creare un legame più profondo e duraturo con il pubblico, in quanto basato sulle emozioni.

Certo non è un lavoro facile, ma lo storytelling è una forma di comunicazione con un enorme potenziale e può essere utilizzata da realtà grandi e piccole. D’altronde, ciascuno di noi ha una storia da raccontare, giusto?

 

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