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A milazzo un biologo marino ha deciso di esporre lo scheletro del cetaceo e ha istituito una raccolta fondi per ricordare a tutti che le nostre acque vanno tutelate e non maltrattate 

 

“C’era una volta il mare: stupendo, imponente, infinito, pulito. I pesci vi nuotavano dentro poiché loro habitat naturale. Poi un giorno arrivò l’uomo sulla terra, e tutto cambiò…”.

Comincerei così un ipotetico racconto sul tema dell’inquinamento marino, ma questo non è un racconto e purtroppo nemmeno una favola. Non è più un segreto infatti lo stato disastroso in cui versano i nostri mari, né la sensibilizzazione che si cerca di diffondere da anni a riguardo.

Ma facciamo un passo indietro. Durante l’estate del 2017, a largo delle Isole Eolie, un giovane capodoglio maschio di 10 metri si è imbattuto in una rete da pesca lasciata lì illegalmente, rimanendo incastrato con la pinna caudale. Inutili gli interventi della Guardia Costiera che lo ha parzialmente liberato, poiché il povero animale è successivamente morto. Le correnti hanno poi trascinato il suo corpo fino alle coste del Capo di Milazzo, accanto a una spiaggetta isolata. Da qui parte l’idea di Carmelo Isgrò, biologo e membro del Museo della Fauna dell’Università degli studi di Messina, che decide di estrapolare lo scheletro del cetaceo per poterlo esporre in un secondo momento e lanciare un messaggio contro l’inquinamento. Un’impresa non facile, ma che con determinazione il ragazzo ha pazientemente portato a termine nel giro di poche settimane.

Non è una sorpresa che durante l’operazione, siano inoltre stati trovati nella pancia del capodoglio molti rifiuti in plastica.

 

capodoglio siso milazzo
Foto di Carmelo Isgrò

 

Una volta estrapolati tutti i resti dall’acqua, il biologo ha poi provveduto al lungo processo di pulizia e trattamento delle ossa, fino a che lo scheletro non è stato finalmente pronto ad essere esposto al pubblico.

Il capodoglio prende il nome (o meglio, il soprannome) da un amico di Carmelo, Francesco, detto appunto “Siso”, tragicamente morto in un incidente proprio durante il periodo di immersione per il recupero della carcassa.

Il progetto nasce con l’intento di evidenziare la difficile condizione dei nostri mari, e cercare nel contempo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento marino.

 

capodoglio siso milazzo
Foto di Carmelo Isgrò

 

Uno studio del 2017 intitolato The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics”, realizzato dal World Economic Forum e dalla fondazione Ellen MacArthur, ha indicato infatti che tra 35 anni le acque potrebbero ospitare più plastica che pesci. Tra gli ultimi dati riferiti al Forum Economico Mondiale a Davos, Svizzera, spicca quello riguardante gli 8 milioni di tonnellate di plastica presenti negli oceani. Un dato che ha portato gli scienziati a chiamare la nicchia ecologica accumulata con il nome di “plastisfera”.

Questo sta a significare che vi è un allarme ben più grave di quanto si pensi. Bisognerà attuare strategie efficaci se si vuole evitare che la quantità di plastica invada la vita dei pesci e la salute dei nostri mari.

Il giovane biologo ha istituito un crowdfunding per poter esporre al Castello di Milazzo lo scheletro del Capodoglio Siso, sospeso in aria insieme alla rete e alla plastica che ne hanno provocato la morte. Un’iniziativa di grande valore e coraggio, rivolta all’interesse per la salute ambientale dei territori, che vogliamo continuino a resistere in armonia con gli esseri viventi che li abitano.

Guarda il video che spiega e promuove l’iniziativa “Siso Project”

Ad oggi il caso ha scosso parecchio l’opinione pubblica e sono stati già raccolti numerosi fondi, ma tutti siamo invitati a sostenere il progetto e contribuire a ricordare le conseguenze delle nostre azioni.

Qui il sito, dal quale si possono effettuare le donazioni: www.sisoproject.com 

E tu, sei pronto ad essere responsabile del pianeta in cui vivi?