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Di quando passiamo troppo tempo guardando serie tv e altre storie fantastiche…

Qui si parla di allarme Serialminder. Se pensate di essere dipendenti da serie tv, allora vi conviene leggere!

 

Leggiamo sempre più spesso del fenomeno del Binge Watching, di quanto si sia diffuso e di come gli psicologi lo prendano sempre più in considerazione, specialmente quando si tratta delle nuove generazioni. La definizione è molto semplice, riguarda l’abitudine di abbuffarsi di programmi e serie tv (letteralmente abbuffata di visione) o del più recente Binge Racing, che riguarda invece le maratone nell’arco di 24 ore e di essere tra i primi a finire il ciclo di una nuova stagione.

Facciamo un passo indietro: perché succede?

Sono tante, troppe. Tutte belle e diversissime tra loro. Gli attori sono bravi da far paura, la regia è superba, le sceneggiature avvincenti e ci coinvolgono prima di subito, le musiche… non ne parliamo neanche. Le serie tv sono il nuovo, non tanto nuovo, passatempo adatto a tutte le età.

È motivo di discussione tra amici, tra nuove conoscenze (“Che serie stai guardando?”, “Non ti piacciooonooo? Ehmmm dubito ci sia un futuro per noi. Ma poi, come fai??”– Al contrario: “Ah sei nel tunnel di Orange? Ma invece l’hai vista Vinil? E Stranger? No, Dark non m’ ispira, dici che devo guardarla? Ok poi la comincio, ma tu devi assolutamente riprendere Black Mirror…”. E via così per mazzi di quarti d’ora che volano.

 

Qualche mese fa ho dovuto chiamare l’ambulanza per via di un malore momentaneo di mia madre. Sappiamo tutti che in Italia il numero da chiamare è il 118, me compresa. E invece quella volta, abbastanza agitata, digitai il 911 senza nessuna esitazione, nessuna! E non una volta soltanto, ma due, tre… e non riuscivo a capire perché squillasse e nessuno rispondesse, non era possibile, è il numero delle emergenze! Solo dopo il terzo tentativo mi si accese la lampadina e finalmente realizzai che stavo chiamando il servizio americano. Pazzesco, non volevo crederci. E non è che sia reduce da viaggi recenti, no no. Ho pensato che questo è un classico esempio di manipolazione da serie tv. Ti entrano dentro dettagli, abitudini e modi di dire tipici della cultura dei personaggi e dei paesi in cui si muovono che ti sembra di averli vissuti anche tu, e senza rendertene conto. Perché tu in fondo quella gente l’hai amata davvero, hai solidarizzato con lo sfigato della famiglia, ti sei infatuata del tipo introverso della scuola e hai sognato quel poliziotto dallo sguardo cazzuto che sa il fatto suo e te lo dimostra con due sguardi intensi.

E quelle colazioni a base di pancake e succo d’arancia, quegli aperitivi pieni di olive e quelle birre in lattina che non compreresti mai, tu eri con loro, col sorrisino scemo di chi sta letteralmente provando piacere…

 

Prima dell’arrivo di Netflix e di tutti quei canali che oggi ci regalano tante gioie mettendo a nostra disposizione 24 ore su 24 le puntate senza blocchi e in altissima qualità, le serie tv erano delle chicche per appassionati e piccoli nerd che crescevano. Erano i primi anni del 2000, e solo chi ci è passato sa davvero cosa vuol dire rimediare le puntate delle serie tv che stava guardando, e ricorda bene che non sempre era assicurata la visione, dato che alle volte venivano chiuse e sigillati siti e piattaforme di streaming da un minuto all’altro. La disperazione, dico veramente.

 

Cosa spinge le persone ad abbuffarsi di serie tv?

I motivi spaziano considerevolmente, non è solo avere molto tempo a disposizione o voler andare a dormire rilassandosi con una puntata di quella serie fa-vo-lo-sa. È anche il fatto di voler condividere stili di vita, atteggiamenti, pensieri con i personaggi, o provare a capire se sei il solo o no a vedere le cose in un certo modo. Siamo incredibilmente fedeli a tutto questo.

Altre volte può essere solo voglia di stare in casa, mangiare roba improponibile che se ti vedesse tua nonna ti guarderebbe schifata, sei sottotono, vuoi scomparire dalla vita sociale per un po’. È anche una specie di terapia, se vogliamo. “Ma poi, cos’è questo Binge Watching? Cosa volete da noi? Noi non vogliamo niente da voi, se non che qualcuno che nell’universo continui a sfornare meravigliose e coinvolgenti serie tv. Sul serio, vogliamo solo questo!”.

 

 

Viene spontaneo a questo punto chiederci perché mai tutto questo amore dovrebbe essere causa di disturbo.

Non è una forma di depressione, anche se qualcuno potrebbe dirlo. È solo avere a portata di mano contenuti fatti bene, che dico benissimo, stimolanti e divertenti, sempre pronti per te e in qualsiasi momento. E poi, diciamola tutta, non è che i programmi in tv offrano chissà quale tipo di intrattenimento. Anzi, per moltissimi di noi la tv è diventato un bel soprammobile, la usiamo al massimo per collegarci le consolle e giocarci nei momenti più alti tra amici.

Il fatto è  che le ripercussioni non sono da sottovalutare. È vero che staccare dalla vita ogni tanto è super bello e anche indispensabile, ma le serie tv rischiano di risucchiarci completamente dalla realtà, se già non ci sono riuscite. E inoltre gli psicologi parlano di rischio di episodi di autolesionismo, casi di infarto dovuti alla vita sedentaria, problemi agli occhi, disturbi del sonno e ripercussioni gravi sulle relazioni sociali. E noi non vogliamo che tutto questo sporchi minimamente una delle cose più fighe dei nostri tempi, giusto?

Qui si parla di staccarsi da qualcosa che pur sempre amiamo, che ci ha regalato emozioni uniche, risatine infinite (e anche un po’ psicopatiche), ore e ore di relax e argomenti di discussione in giro per il mondo. Non è facile. Lo so e lo sapete anche voi. Parliamoci chiaro: c’è chi qui ha dovuto disintossicarsi.

Ora, vi starete giustamente chiedendo perché dovreste smettere, o che razza di male fa chi si chiude in casa per guardare serie e vivere ore del giorno in pigiama.  Nessuno, è chiaro. Ma si ripercuote inevitabilmente sulle nostre vite, e per questo bisogna forse correre ai ripari.

Quello che ho attuato da due mesi a questa parte non è un rimedio radicale, non ho smesso completamente di guardarle, né tantomeno di informarmi sulle nuove uscite o il seguito di alcune di loro. Quello che ho fatto e che consiglio anche a chi ha ridotto in briciole la propria vita sociale è semplicemente controllare il tempo speso davanti a questi piccoli capolavori. E poiché non è una vera e propria malattia, né una dipendenza riconosciuta, possiamo pensare che si possa intervenire nei casi più “allarmanti”.

E quindi si parla sempre più frequentemente di un aumento dei dipendenti di serie tv, ma quasi nessuno ha proposto un’alternativa o soluzioni valide, che non consistano nel dare un taglio netto a questa forma di piacere.

 

Un decalogo semplice semplice di cose da attuare subito potrebbe essere questo:

  1. Preparate una lista con l’elenco delle serie tv che dovete finire o delle quali aspettate le nuove puntate. Andate per ordine di emergenza! In questo modo il desiderio impellente di conoscere i nuovi risvolti della storia non verrà ucciso di colpo. 
  2. Stabilite un numero di ore giornaliere o settimanali dedicate alla visione delle puntate, che vanno separate dal numero di ore passate davanti ad uno schermo. Capirete così quanto tempo starete in tutto fermi e potrete valutare qual è il rischio “sedentarietà”.
  3. Obbligatevi ad andare a dormire entro una certa ora. Conosciamo tutti molto bene quei 20 secondi che passano dal momento in cui finisce una puntata che ti lascia un magone immenso e terribile suspense, alla beata sensazione di felicità che coincide con l’inizio dell’episodio successivo. Dovete resistere.
  4. Controllarsi è la parola d’ordine. Non cadete in tentazione quando sapete che degli amici sono disponibili ad uscire o se fuori c’è un evento che potrebbe interessarvi.

 

Potete sempre guardarle dopo. Sì che potete!