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La rete non perdona. Se non vuoi finire negli abissi del web devi imparare a fare content marketing

 

L’attuale era del marketing ha definito il punto in cui l’assiduo crescente volume di contenuti incontra la nostra limitata capacità umana di consumarli

Così si esprime Mark Schaefer nel suo libro Content Shock per sottolineare la fine del tradizionale web marketing. Negli ultimi anni infatti, il consumatore è stato, e lo è ancora, bombardato da continui e ripetuti messaggi pubblicitari. Per questa ragione il content marketing è il segreto per fare la differenza.  

 

We messed up, abbiamo fatto un casino!  

A pronunciare queste parole è Scott Cunningham, fondatore di IAB TechLab, durante un’intervista sullo stato attuale della pubblicità, concordando nella sostanza con l’opinione di Schaefer. Tanto per avere un’idea di quello che stiamo dicendo, potete seguire questo link al quale troverete i dati relativi al numero di contenuti pubblicati oggi su Facebook, Instagram, Twitter ecc in continuo aggiornamento.  

La nostra stessa esperienza di consumatori parla da sola: ormai abbiamo sviluppato dei veri e propri meccanismi di autodifesa che ci fanno praticamente ignorare tutti i contenuti pubblicitari facilmente identificabili come tali, ad esempio i banner. Ci sono poi quelli che ci piombano davanti all’improvviso e che ci impediscono di fruire del contenuto che cercavamo, costringendoci a dare loro attenzione, ma a quelli ci pensa Adblock. 

Insomma, ormai il dado è tratto: il nostro livello di attenzione, che già non superava quello di un pesce rosso, è decisamente calato e le conseguenze di un marketing invasivo possono solo essere negative e controproducenti. 

 

tempi di attenzione

 

Content is the king 

L’avrete sentito dire tante volte ed è assolutamente vero. Nel content marketing, ciò che conta è la qualità. Se non abbiamo niente da dire, meglio tacere. È sconsigliato pubblicare contenuti fatti male giusto per fare sapere al mondo che ci siamo perché nel migliore dei casi passeremmo del tutto inosservati.

Quando navighiamo nel web, infatti, quello che cerchiamo di fare è divertirci, informarci e cercare soluzioni ai nostri problemi. Di conseguenza, le aziende devono imparare a essere utili, a parlare con voce umana e soprattutto a coinvolgere ed emozionare. Questo è fare content marketing! Secondo una recente ricerca americana, l’80% dei millennials si aspetta che siano gli stessi brand a produrre contenuti e a coinvolgerli.

 

Marketing human to human

Naturalmente per poter riuscire a ingaggiare un processo simile, è necessario un lungo sforzo iniziale fatto di studi e analisi di mercato. Anche perché, prima di decidere quali contenuti veicolare e quando, dobbiamo essere consapevoli dei nostri obiettivi e soprattutto conoscere bene i nostri potenziali clienti. 

A tal proposito, per poter fare content marketing nel modo giusto, bisogna tenere sempre a mente che dietro statistiche e fogli di calcolo ci siamo sempre noi, le persone, non dati né numeri

Per questa ragione si parla sempre più spesso di marketing human to human, perché alla gente non piace essere definita “consumatore” né tantomeno avere di fronte un interlocutore serioso che la guarda dall’alto in basso. 

 

 

Il content marketing fa per me?

Se pensi che il content marketing sia roba che funziona solo per i grandi brand o per i mercati americani ti stai sbagliando ed è uno sbaglio che può costarti caro. Mentre il dubbio ti assale, infatti, molte aziende hanno già ricevuto il messaggio e si sono date da fare per trasformarsi in veri e propri publisher ed editor.

Essere in grado di coinvolgere non equivale a spendere enormi budget. E con questo non vogliamo dirti che creare contenuti di qualità sia un’operazione low-cost, perché come ti abbiamo spiegato prevede uno studio a monte non indifferente e un impegno costante nella relazione con i clienti.

Tuttavia, una buona strategia di content marketing ti permette di raggiungere l’obiettivo con maggiore precisione, senza spendere soldi inutili in metodi pubblicitari ormai superati.

Dunque il consiglio è: distinguiti, non confonderti!

E tu, sei pronto?